Se la legge non ammette ignoranza, l'ignoranza non ammette legge

La compagnia Fattore K. 4You Eventi e le Grotte di Castellana sono lieti di

                   presentare il giorno 28 luglio alle ore 21,00

Mimmo Mancini e Paolo De Vita

in

SE LA LEGGE NON AMMETTE IGNORANZA…L’IGNORANZA NON AMMETTE LA LEGGE

UNICA DATA  NELLE SUGGESTIVE GROTTE

spettacolo in due atti di e con Mimmo Mancini e Paolo De Vita

regia Gisella Gobbi

costumi Cesare Tanoni

luci Paolo Macioci

Se la legge non ammette ignoranza, l’ignoranza non ammette la legge è uno specchio deformato del popolo italiano, furbetto, pavido, approfittatore, sinonimo di un paese bloccato incapace di andare avanti o tornare indietro. Cosa è un cittadino italiano se lo si guarda bene? Un birillo inerme che spera di scansare la palla che lo travolgerà!  Che fare allora? Chi lo può raccomandare? I nostri protagonisti hanno una certezza: l’assessore! Quell’assessore che, pur cambiando giunte e governi resta sempre ben saldo al suo posto.

Ma Carlo e Cosimo Capitoni, fratelli più che cinquantenni, eternamente disoccupati, pur di ottenere un tetto e un tozzo di pane, sono disposti a tutto pur di dare una svolta alla loro difficile esistenza, fino a denunciarsi come mandanti ed esecutori del rogo del teatro Petruzzelli. Minimo dieci anni! E che non venga in mente alla corte di condannarli agli arresti domiciliari! Non saprebbero dove andare, come mangiare, sempre che non intervenga il provvidenziale assessore, loro eterno nemico/amico.

Mentre la corte è in ritiro per deliberare, evocando la loro infanzia che parte da una Puglia lontana, Carlo e Cosimo riesumano dalla memoria collettiva anni ed episodi lontani della nostra storia: li vedremo coinvolti nei primi sbarchi degli albanesi, lottare contro una cartella pazza di Equitalia o come disoccupati dimenticati in una cella frigorifera.

Una guerra continua quella dei fratelli Capitoni. Una guerra di trincea, dove i nemici sparano anche alle spalle: fuoco amico?

In attesa di una sentenza che non arriva, sarà il pubblico a emettere il suo verdetto.

Ingresso con posto a sedere €12,00 a persona

E’ richiesta prenotazione online compilando il form cliccando qui

Si consiglia scarpe comode e abbigliamento di medio peso data la temperatura in grave di circa 15 gradi.

SINOSSI

“Se la legge non ammette ignoranza, l’ignoranza non ammette la legge”

 

uno specchio deformato della storia del popolo italiano, spesso furbetto, pavido e approfittatore.

Sembrerebbe un’aula di tribunale. Al centro una fatiscente scritta apparentemente dorata

“La legge è uguale per tutti”

Un paravento dietro al quale però non s’intravede nessun imputato in attesa di un interrogatorio o di una sentenza.

Carlo e Cosimo Capitoni, due fratelli pugliesi più che cinquantenni, disoccupati veterani che oggi si definiscono esodati in prima linea, vestiti da fanti della Grande Guerra raccontano come due cavalieri erranti, il loro fantastico viaggio alla disperata ricerca di una soluzione, come ipotetici eroi di un romanzo senza fine, per difendere i loro diritti da deboli e riparare i torti subiti dal loro eterno nemico. “l’assessore”. La loro visionaria ostinazione verso questa figura istituzionale che incarna tutto e tutti i mali di uno Stato assente, della mala politica e di tutto quello che non funziona, li spinge a leggere la realtà con altri occhi, a inventare ipotetici complotti, scambiando ogni cosa per nemico, causa di ogni loro male. Combatteranno a modo loro risultando sempre sconfitti, suscitando ilarità nelle persone che assistono alle loro folli idee. I fratelli Capitoni, come due eterni Don Chisciotte, non avendo  la capacità di vedere la realtà per quella che è, decidono di denunciare l’Italia e quindi tutti gli italiani, Capitoni compresi, in una fantomatica aula di tribunale rivelando alla corte di essere entrati in possesso di un archivio generale trovato in una “magica grotta”: “il tutto di quello che in Italia, non si è mai saputa la verità. Immaginate una grotta enorme come “La Grave”  di Castellana Grotte colma di carte e fotografie, cataste di fatture evase che come enormi stalagmiti si stagliano verso l’alto, sono tutte le magagne di una parte di uno Stato colluso e di ogni cittadino italiano con qualche scheletro nel suo armadio.
 Essendo anche loro autentici italiani si autodenunciano, pretendendo di essere testimoni protetti, pentiti, collusi e imputati colpevoli, pur di ottenere un tetto e un tozzo di pane possibilmente in galera, ma minimo dieci anni!
 Per carità che non venga in mente alla corte di condannarli agli arresti domiciliari. Non saprebbero dove andare, sempre che non provveda “l’assessore”, loro eterno nemico/amico con almeno un bell’alberghetto magari a Capri a mezza pensione! 
La corte si è ritirata per decidere da un tempo infinito e la sentenza non arriva; allora i due si rivolgono al pubblico, in un pubblico processo.
 Che cosa è un cittadino italiano se lo guardi bene? 
Un birillo? Un birillo inerme che spera di scansare la palla che invece sicuramente lo travolgerà! Loro saranno anche questo. Che fare? Chi li può raccomandare?
 Che cosa divide il cittadino medio basso dalle stanze dell’alta politica?
 L’assessore! Quella specie di “caporale” che nel corso della loro vita si è sempre messo di mezzo, vanificando ogni tentativo. 
Rievocando la loro storia, la loro infanzia che parte da una Puglia lontana, riesumano nella memoria collettiva anni ed episodi lontani: li vedremo coinvolti nei primi sbarchi degli albanesi a Brindisi e Bari, lottare da più di 15 anni contro una cartella pazza di Equitalia di 115 miliardi di vecchie lire o come disoccupati dimenticati che si congelano in una cella frigorifera colma di pesce, sperando in un futuro migliore che non è ancora arrivato. Una guerra continua quella dei fratelli Capitoni. Una guerra di trincea da combattere contro un nemico invasore, dove i nemici sparano anche alle spalle: fuoco amico?
In attesa di una sentenza che non arriva, sarà il pubblico a emettere il suo verdetto.